La donna sui muri tende a coricarsi

Ottobre 26, 2009 at 12:58 pm (1)

Ferma in auto, come tutti, fingi di passare il tempo. Manipoli il cellulare, sfogli depliants o giornali, ma soprattutto, a traffico lento, attraversi i muri. Non come l’uomo ragno (magari !) ma con lo sguardo. Palmo a palmo. E’ così che dopo aver guadato  la città all’ora di punta ti fai un’idea molto precisa della donna dei muri.

Cioè la donna usata e fotografata nei manifesti pubblicitari. La prima cosa che salta agli occhi ( “saltare”, che sublime immagine per chi soggiace in fila!) ad esempio è questa : la donna pubblicitaria è  quasi sempre coricata,   mollemente distesa su una poltrona o un divano (e spesso pure con le scarpe, massima villania)  o su prati e varie superfici.  Forse le donne in questione reclamizzano divani, tappeti, o prati pronto-effetto ? Macchè.  Si coricano per reclamizzare centri commerciali e negozi, collant e stivali, cellulari. Perché mai distese, in una società che vede le donne correre, decisamente in piedi, tutto il giorno di qua e di là, entrando e uscendo da uffici e supermercati, auto o metropolitane, con bambini al seguito o comunque ansiose e trafelate?

L’immaginario maschile, che ancora governa rapacemente  non solo la pubblicità, ma la nostra stessa recezione del modello, preferisce la donna supina, distesa, abbandonata.  Forse una donna che finalmente, dopo una giornata di stress, si gode il meritato relax in pigiama o in tuta, libera e allegramente struccata ?  Macchè, guardatela, mentre siete in fila. Ciglie curvate una per una , capelli all’ultima onda, tacchi a spillo. Non si riposa, la donna dei muri. E’ messa lì che aspetta, in confezione regalo. Un uomo, un predatore, un’attenzione speciale.  Sarà per questo, immagino, che qualunque cosa pubblicizzi   ha quello sguardo stuporoso ,  quell’espressione tonta e languorosa, quella posa sapientemente lasciva , cupida  o assonnata,  che fanno credere che lei, qualunque sia la sua storia, ha solo questo interesse e obiettivo:  piacere.  E dunque  - ci dice la pubblicità -  solo questa soddisfazione : conquistare un uomo senza bisogno di parlare. Anzi nemmeno di alzarsi.

Permalink 1 Commento

State attenti siciliani ai ladri “a tu per tu”

Ottobre 26, 2009 at 12:57 pm (1)

Anche le truffe  “personali”, diciamo quelle “a tu per tu”, sono diventate globali.  Cioè rispondono a un format universale che supera lingue e frontiere, addensandosi intorno a un copione e una regia pressoché  uguali  nel mondo. Alla base, due elementi comuni : gli anziani come vittime e il cellulare come supporto.

La sceneggiatura del copione è ovunque uguale, e la truffa di cui parlavamo ieri , molto diffusa in Bulgaria, dilaga anche in Sicilia. Dunque occhio, e state attenti.  Un professionista in pensione  mi ha raccontato di essere stato avvicinato per strada da un giovane  cortese che gli ha detto di essere amico di suo figlio, che vive nel Nord Italia.  Essendosi documentato prima,  secondo la prassi, il ladro dimostra di conoscere il nome e altri particolari del figlio, quindi,  conquistata la  fiducia dell’interlocutore, ecco che mostra il pacco che ha in mano, avvolto con la carta di un negozio di elettronica.  “Là dentro  -dice- c’è la macchina fotografica  che ha richiesto suo figlio,  per la quale bisogna pagare duemila euro”. A riprova, il ladro chiama col cellulare il complice, che con voce contraffatta, lamentando l’assenza di campo, dice “papà per favore paga tu, poi ti spiego…”.

A quel punto, la vittima è in difficoltà, perché si vergogna di svelare la propria diffidenza al presunto amico del figlio, e dunque  non fa più domande . Inoltre si pone il problema di fronteggiare un debito, dunque è un caso di coscienza, oltre che di premure paterne.

Ovunque, si tratti di un computer o di una macchina fotografica, o di farmaci  speciali e introvabili, il destinatario è il figlio o la figlia lontani, per i quali fa da mediatore il ladro, sostenuto dall’immancabile telefonata finta. Perché alla fine, tecnologia o no, non tutto è così virtuale. Sono i sentimenti il nostro versante più debole, più vulnerabile,  specie se ci toccano i figli lontani. E se uno sconosciuto  si avvicina e ti chiama per nome, ti fermi, l’ascolti. Gli offri quasi un caffè.

Permalink Lascia un Commento

Le nuove truffe a sfondo affettivo

Ottobre 26, 2009 at 12:56 pm (1)

Svetla è un’energica quarantenne bulgara  che fa la colf  a Catania da quattro anni. E’ vedova, al suo Paese torna un mese l’anno per vedere i genitori e il figlio, con cui si sente regolarmente al telefono.

Due settimane fa sua madre riceve a casa, a Plovdiv,  un’allarmante telefonata da un suo connazionale : le dice che Svetla è in ospedale, gravissima,  a Catania ,  e ha travolto con l’auto un bambino,  rischia il carcere : occorrono subito soldi –seimila euro  – per tirarla fuori.

La madre , sgomenta,  gli dice che Svetla non ha mai guidato, non ha la patente,  ma  subito dopo una donna con la voce strozzata dal pianto, sconvolta e irriconoscibile, le dice “mamma aiutami ti prego, sono nei guai”, e la madre crede di riconoscere la figlia, ha un tuffo al cuore, prepara i soldi e corre a consegnarli.

In Bulgaria le truffe di questo tipo, congegnate intorno alla figlia emigrata che si trova nei guai e ha bisogno di aiuto, sono frequentissime e i telegiornali,  mettendo in guardia i cittadini,  mostrano  i poliziotti  alacremente impegnati nelle indagini e alcune operazioni di arresto. Il copione varia appena nei dettagli, ma coinvolge sempre una madre anziana e una figlia lontana  variamente vittima di un incidente, o di una violenza, o di una malattia  (spesso il virus della suina, per la cui “cura” i truffatori arrivano a chiedere diecimila euro!) . Immancabilmente, per fugare i dubbi della vittima, arriva la “voce della figlia” coperta dai singhiozzi che dice “mamma sono io, fa quello che ti dicono, ti prego…”.

Se considerate che lo stipendio medio in Bulgaria, per un mese di lavoro, otto ore al giorno, è di centoventi euro , capite cosa significa  perdere così  seimila , diecimila euro.   I risparmi di una vita.  La tua unica possibilità di futuro.  E’ così che a Plovdiv una donna derubata di quindicimila euro,  qualche giorno fa, non ha retto. Per amore della figlia lontana aveva consegnato tutti i risparmi che la  ragazza aveva raccolto e spedito a casa in tanti anni di pene e sacrifici in Italia.  Troppo  duro da accettare,  si è sparata.

Permalink Lascia un Commento

Il nuovo amore ci salverà

Ottobre 23, 2009 at 12:20 pm (1)

Che sta succedendo a  pensatori e filosofi, che all’improvviso  – anche i più scettici, disumanisti e tecnici – inneggiano tutti all’amore ?

Come mai Edgar Morin,  Baumann , lo stesso Galimberti  teorizzano da qualche tempo la necessità dell’amore ?

Qualcosa dev’essere cambiato, in noi e nell’universo, se studiosi di tutto il mondo, dopo aver per anni teorizzato il primato della tecnica o del management, e la necessità delle competenze per   il funzionamento della macchina sociale,  adesso ricordano e spiegano quant’è importante e necessario lo “strumento dell’amore”.

Quale amore ?  L’amore come soluzione al caos. Come antidoto all’angoscia, all’ansia che ci divora. L’amore come sapienza dell’istante, gusto dell’attesa, perché l’amore è questo, anche : opera. Lavoro, gesto, impegno.

Un amore diverso, quindi,  o comunque più ampio rispetto a quello solipsistico, individuale o al massimo duale, solitamente relegato (e delegato) nell’ambito della coppia, o  nella migliore delle ipotesi, della famiglia.

L’amore che Morin ad esempio propone come pratica di riumanizzazione collettiva è un sentimento di rispetto e solidarietà che lega insieme persone e natura.  Armonia consapevole nel creato. Ecosofia, la chiama lui, che pure si è sempre appassionato all’urgenza di  ben altri temi, come i media e la pubblicità.

Amore, dunque, non come abbandono sentimentale o puramente fantastico alla bellezza del cosmo o alla magia degli incontri, ma amore come relazione. “Pensiero sano”. Come azione reciproca in vista di un bene, sociale e naturale.  Amore come sapienza e conoscenza , ad esempio. Per operare, ciascuno con la propria biografia, al riequilibrio dell’ambiente naturale, alla cura delle sue risorse e delle sue ferite.

Utopia? No, semmai progetto, segnale, ideale. Le nostre città imbarbarite, le  piazze invivibili, i nostri condomini mesti e nevrotici  sono spazi da riabitare con un nuovo cuore, irrorato di intelligenza. Perché la sicurezza, la bellezza, la fiducia che devono legarci ai nostri spazi comuni non possono  nascere  da soli o dall’alto, ma da un patto sociale. E’ questo patto che è saltato, e va riscritto. E tutto, intorno, mi pare lo dica da tempo.

Permalink Lascia un Commento

Come puoi chiamarla “qualità della vita”?

Ottobre 23, 2009 at 12:19 pm (1)

Ma sì, non abbiamo scampo. Dico quelli che Abbiamo il mare e l’ Etna in un abbraccio. Quelli che La luce in Sicilia è un’altra cosa. Quelli che Le nostre granite non le fa nessuno. Quelli che Il clima è una meraviglia.

Non abbiamo scampo non solo perché  non funziona più manco il clima, in Sicilia, ma perché finalmente qualcuno l’ha detto forte, dati alla mano: la mitica “qualità della vita”, che abbiamo sempre  (con qualche forzatura ansiosa) opposto ai “dati freddi” e “tecnici”  del Sole24,  in Sicilia è pari quasi allo zero.

E a dirlo non sono detrattori invidiosi o leghisti ottusi, ma lo studio  del Quars (Qualità regionale dello sviluppo) elaborato dagli economisti “alternativi” dell’associazione Sbilanciamoci ( che sarà presentato il 3 ottobre a Roma) che in fondo conferma un’idea  diffusa in tutta Europa:  il benessere vero,  inteso cioè come dignità di vita ed equilibrio sociale,  non si misura col Pil o col reddito pro-capite, ma con  indicatori molto più ampi e comuni.   Nel Quars Index sono quaranta, fra cui  l’inquinamento ambientale, la densità della popolazione, la raccolta differenziata, la mobilità sostenibile, il traffico. E poi il funzionamento delle scuole, le opportunità per le donne,  esercizio e difesa dei diritti civici,  diffusione dei quotidiani,  circolazione della cultura, presenza del volontariato.

Ovvietà ? Non proprio, visto che regioni ricche come il Lazio, il Veneto e la Lombardia scivolano parecchio rispetto alle graduatorie classiche, mentre salgono (in qualità) Toscana, Marche, Trentino, molto più attente all’individuo e all’ambiente.

E noi, col nostro pregevole clima e quello spettro di luce che incanta gli amici fotografi ? Siamo al penultimo posto, dopo la Calabria e prima della Campania, che è ventesima.

A confermare ancora una volta, contro ogni  vizioso o patetico dubbio, che la qualità della vita procede insieme allo sviluppo, alla cultura del territorio e dei diritti civili,  ed è questo che produce un’economia sana e condivisa. Non bastano il sole, il mare,  l’ironia e la voglia di cantare.

Permalink Lascia un Commento

Il senno del poi o…il seno del poi?

Ottobre 22, 2009 at 6:05 pm (1)

Sharon Stone non ha paura dei suoi cinquant’anni, e siccome non le basta pensarlo, ma vuole che il mondo sappia e sbigottisca, lo ha espresso dalla copertina di Paris Match. Non ha paura, precisa, dell’età, perché questa significa solo esperienza, saggezza e sicurezza : e per rendere visibili queste doti e dimostrarne l’efficacia si è tolta il reggiseno e ha scoperto le gambe con temeraria postura atletica. Capperi. Ma come fa la Sharon, si chiede attonita la casalinga di Rio Bo, a mantenersi così ? Lo spiega la stessa Sharon , che con commovente solidarietà verso il genere femminile mondiale si spoglia di ogni ipocrisia e svela il segreto del suo appeal : l’ironia. Chi l’avrebbe detto. Dosi massicce di ironia per spianare le rughe e smantellare la cellulite, infiltrazioni di ironia per rassodare i tessuti , iniezioni di ironia per tonificare i muscoli. Altro che botox, acido ialuronico e protesi di silicone, siete dei maligni. La forza di gravità, quell’inesorabile attrazione verso il basso che umilia seni, glutei e pance di tutta l’umanità ricordando il corso implacabile del tempo, può essere arrestata e addirittura invertita, innalzando gloriosamente i predetti seni e glutei a vette altissime, con un semplice esercizio quotidiano, che puoi fare da sola e non costa niente : l’esercizio dell’ironia. Che aspettate, donne ? E’ la pratica più semplice ed economica del mondo, non c’è nemmeno bisogno dei personal trainer, puoi fare i tuoi esercizi a casa o in ufficio, in autobus o sul tuo yacht personale , da sola o in compagnia, a voce alta o nel pensiero. Ehi, non fate le solite diffidenti. Un’altra tardona, la Michelle Pfeiffer, convalida la teoria : il sorriso è l’arma di seduzione più vincente ! Peccato per lei che ci sia arrivata solo adesso, dopo tutti quegli interventi chirurgici sul viso. P.S. Io comunque ci sto provando. Sono ansiosa, domani vi dirò gli effetti di questo Oblò sul mio fisico.

Permalink Lascia un Commento

Lettera a Sharon Stone per parlare del tempo

Ottobre 22, 2009 at 6:03 pm (1)

Cara Sharon Stone,

come stai ?  Qui  tutto bene  e così spero per te. Ti scrivo questa lettera perché non mi piace parlare degli assenti,  e poiché già ieri ti ho chiamata dentro quest’oblò,  e tu ovviamente non hai risposto, proseguo qui en plein air.

Non ti offendere,  ma non ho apprezzato affatto la tua esibizione su Paris Match senza veli,  anzi l’ho trovata triste e ordinaria, e profondamente deludente. Scusami,  non si favoleggiava sul tuo quoziente intellettivo altissimo ? E non trovi di meglio, per solennizzare i tuoi cinquanta e  dare al mondo una prova di identità forte, che sbattergli in faccia il seno, ancorchè  pungente e sodo ?   

E’ questo –  cioè un corpo magnifico  e  meritevolmente ritoccato da bisturi e photoshop -  lo strumento, l’obiettivo e la garanzia dell’orgoglio di una cinquantenne ?   Mi pare un pensiero di basso profilo, filosofia da villa Certosa.

Non ci vedo affatto esercizio di ironia,   ma solo sudditanza a una subcultura  vetero-maschile,  nel mostrare una figura splendida, su cui comunque il tempo, frenato più o meno dal soccorso chirurgico, può far poco. Non so tu, ma io conosco decine di donne che, nonostante i fiumi di ironia straripante  (nonché  savie pratiche di stoicismo dietetico)    mantengono sempre la taglia 46-48.

Forse per questo si sentono un po’ derise e un poco offese,  se una come te, che nulla può temere dal tempo, viene spacciata come un modello di riferimento.  E’ come dire, tu capisci,  ben vengano le donne geniali in età, se  il genio fa un corpo così.  

Cara Sharon, una donna che crede davvero nella gioia dell’intelligenza, della cultura e dell’ironia,  come dici tu,  e nel potere che hanno di mantenerti  vitale,  forse teme in modo diverso il tempo. Perché negli occhi,  oltre che incidere rughe,   il tempo attenua la vista e dunque il gusto di leggere.  E  nella testa,  mentre l’ imbianchisce,   rallenta la memoria e il ritmo dei neuroni.    Ti è capitato qualche volta ? Usi gli occhiali ?   

Comunque buone vacanze,  e  scusaci per la franchezza,  anche questa è un dono degli -anta.

Permalink Lascia un Commento

“Ma cosa significa solidarietà femminile”?

Ottobre 22, 2009 at 5:59 pm (1)

“Io non ho capito bene – scrive Diletta da Siracusa – Ma Lei difende le escort perché sono “professioniste” del mestiere o le censura ?”

Torno con piacere all’Oblò di giovedi, perché il tema è guizzante. Non le difendo affatto, le escort, al contrario.  E non condivido per nulla  i pronunciamenti in loro difesa in nome di un  femminismo maternalistico e obsoleto  che   vede ancora una volta in questa tristissima vicenda la  sudditanza del corpo femminile al potere e alle voglie maschili ecc.

Non condivido perché  quest’ingloriosa “mercificazione”  del corpo , non solo accertata ma dettagliatamente monetizzata –  non è affatto, stavolta,  un’azione imposta o praticata con violenza fisica o psicologica, ma una scelta “professionale”  che le donne in questione hanno esposto e rivendicato con lucidità e spesso con orgoglio.

Insomma, se compravendita del corpo  c’è stata (in tutte le sue declinazioni, anche quella solo visiva dell’immagine) , è una transazione che coinvolge tutt’e tre le parti, incluso oltre il Premier, anche il mediatore Tarantini .

Le escort coinvolte che abbiamo ascoltato in Tv non sono soggetti deboli e indifesi, inconsapevoli  vittime di abuso o strumentalizzazione,  come  suggerisce  Concita de Gregorio , direttrice de L’unità.  Per me la cosiddetta solidarietà femminile, fatta di pena e rabbia,  e tristezza,  va piuttosto alle  loro più sfortunate colleghe africane o dei paesi dell’Est che vendono il corpo per strada e non su lenzuola di seta, per sfamare i figli nel proprio paese, per pagare al protettore il viaggio o il permesso di soggiorno, perché sono state ingannate, e picchiate, perché costrette a farlo per sopravvivere.

Le ragazze di Tarantini chiedono 500 euro per andare a cena  eleganti con il politico di turno. Beh, io penso con grande solidarietà anche a tutte le ragazze italiane che guadagnano la stessa cifra in un mese al Call center o in qualche negozio,  negli uffici e agli sportelli. E per di più molte di loro hanno studiato, e a differenza di molte escort professioniste (pagate per la “conversazione” a cena !)  parlano bene l’italiano.

Permalink 1 Commento

Il gioco di mani è gioco di villani?

Ottobre 19, 2009 at 11:42 am (1)

L’irresistibile, scorrettissimo Barney, almeno in questo poveraccio non sbagliava. Gesticolava.  E aveva torto il suocero (dico il Barney della splendida “Versione” di Mordecai Richler ), quando lo trovava rozzo, très giudaico, perché muoveva tanto le mani quando parlava.

Gesticolare è un segno di intelligenza. Che dico ? Di mobilità cerebrale ! Di padronanza della logica ! Di più : di efficacia relazionale.  In una parola che va molto : di consapevolezza.

No che non stiamo farneticando. La notizia, con debito corredo di dati, test e  tutti i nomi dell’ èquipe che in qualche università americana si è applicata allo strepitoso studio, è vera e documentata.  Accompagnare le proprie parole con acconci ma istintivi moti delle mani ben modulati nello spazio non è affatto segno di grossolanità  ma di concretezza. E aiuta  – beh,  almeno questo lo sospettavo, ricordate certi prof di  scienze o geometria ?  – a rendere meglio il concetto.

Chi gesticola – concludono gli sperimentatori – coordina bene   spazio e tempo  e governa la mappatura dei concetti in modo armonico.

Bene. Ancora un altro  pilastro dell’onesta educazione borghese  che si sbriciola come un cracker.   Non sentiremo più quei bruschi anatemi  del tipo “Ferma con le mani !” , “Sembri un napoletano ! “, “Cosa fai, acchiappi mosche ?” e forse per sembrare più  intelligenti ed efficaci ci metteremo tutti a muovere le mani,  agitando in aria convulsi pure le braccia.

Altro che Gioco di mani, gioco di villani.  Forse è così , in omaggio alle dita in vista, che è nata quest’ossessione  universale per la manicure ? Tant’è,  io un modello speciale di digitazione aerea e massimamente espressiva, ce l’avrei : Totò.  Consigliatissime le esercitazioni attive davanti ai suoi film. Nell’attesa che qualche University ci dica se risultiamo più   trascinanti  quando togliamo gli occhiali lentamente o li inforchiamo stringendo le labbra.

Permalink Lascia un Commento

“Disastri, che salvezza”, parola degli studiosi

Ottobre 19, 2009 at 11:39 am (1)

Le catastrofi ci salveranno. Terremoti,  alluvioni ma anche  tsunami finanziari e conflitti sociali.  Perché  tutti  i cataclismi , anche se parrebbe francamente il contrario, hanno in sé una forza audace e primigenia: sconvolgono l’esistente e rinnovano la società, promuovendo nuovi legami, progetti e  nuove forme di economia.

La tesi, oltre che consolante, è oggi piuttosto diffusa,  e  la studiosa Rebecca Solnit  la sintetizza bene nel suo ultimo libro, Un paradiso all’inferno :  i disastri ci rendono migliori.

Ma in che senso ? La teoria delle catastrofi  non è una storia nuova, e già negli anni Settanta  il matematico e filosofo Renè Tomb la diffuse con successo dimostrando che ogni sistema è instabile in modo prevedibile, e dunque lo sono anche le perturbazioni. E ci fu anche chi  (come Cristopher Zeeman)  propose un modello di configurazione esteso a catastrofi di ogni tipo, come le crisi cardiache, i crolli di borsa, le guerre e le rivolte nelle carceri.  (Insomma nulla, e non solo i terremoti , è davvero imprevedibile, perché nulla soggiace al caso.  Di più: il caso stesso non esiste, e ciò che chiamiamo caos non è affatto il regno dell’anarchia più oscura, ma un sistema dinamico retto da regole precise. Che a noi sfuggono, naturalmente.)

Tutto questo per dire, tornando a noi, che un’alluvione non solo non è mai un prodotto accidentale di  danni ambientali e umani , come ben sappiamo, ma può essere anche  un motore di crescita umana  e civile.

Perché le catastrofi, dice la Solnit, sono dei veri  ed energici laboratori sociali  : innescano nuovi atteggiamenti di solidarietà e partecipazione attiva nella popolazione,  rimettono in gioco gli equilibri sociali, reclamano nuovi assetti nello spazio e nel tempo, e persino “un ordine politico diverso, al di là del liberismo, del capitalismo sfrenato, della serialità contemporanea”.

D’altronde è vero che la stessa crisi finanziaria  ha prodotto in Europa e in America nuove forme di relazione  economica non speculativa ma “umana”, basate su scambi,  autogestione e soprattutto sulla cooperazione, specialmente in agricoltura,  e anche  attitudini virtuose, fondate sul rispetto ambientale, sulla parsimonia e l’uso delle risorse naturali.

Rassicurante,  no ?  Purchè alla teoria,  intensa e suggestiva, segua corretta applicazione.

Permalink Lascia un Commento

Prossima pagina »