Il nuovo amore ci salverà

Ottobre 23, 2009 at 12:20 pm (1)

Che sta succedendo a  pensatori e filosofi, che all’improvviso  – anche i più scettici, disumanisti e tecnici – inneggiano tutti all’amore ?

Come mai Edgar Morin,  Baumann , lo stesso Galimberti  teorizzano da qualche tempo la necessità dell’amore ?

Qualcosa dev’essere cambiato, in noi e nell’universo, se studiosi di tutto il mondo, dopo aver per anni teorizzato il primato della tecnica o del management, e la necessità delle competenze per   il funzionamento della macchina sociale,  adesso ricordano e spiegano quant’è importante e necessario lo “strumento dell’amore”.

Quale amore ?  L’amore come soluzione al caos. Come antidoto all’angoscia, all’ansia che ci divora. L’amore come sapienza dell’istante, gusto dell’attesa, perché l’amore è questo, anche : opera. Lavoro, gesto, impegno.

Un amore diverso, quindi,  o comunque più ampio rispetto a quello solipsistico, individuale o al massimo duale, solitamente relegato (e delegato) nell’ambito della coppia, o  nella migliore delle ipotesi, della famiglia.

L’amore che Morin ad esempio propone come pratica di riumanizzazione collettiva è un sentimento di rispetto e solidarietà che lega insieme persone e natura.  Armonia consapevole nel creato. Ecosofia, la chiama lui, che pure si è sempre appassionato all’urgenza di  ben altri temi, come i media e la pubblicità.

Amore, dunque, non come abbandono sentimentale o puramente fantastico alla bellezza del cosmo o alla magia degli incontri, ma amore come relazione. “Pensiero sano”. Come azione reciproca in vista di un bene, sociale e naturale.  Amore come sapienza e conoscenza , ad esempio. Per operare, ciascuno con la propria biografia, al riequilibrio dell’ambiente naturale, alla cura delle sue risorse e delle sue ferite.

Utopia? No, semmai progetto, segnale, ideale. Le nostre città imbarbarite, le  piazze invivibili, i nostri condomini mesti e nevrotici  sono spazi da riabitare con un nuovo cuore, irrorato di intelligenza. Perché la sicurezza, la bellezza, la fiducia che devono legarci ai nostri spazi comuni non possono  nascere  da soli o dall’alto, ma da un patto sociale. E’ questo patto che è saltato, e va riscritto. E tutto, intorno, mi pare lo dica da tempo.


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