Quelle lettere trovate dentro gli aerei esplosi

Novembre 2, 2009 at 6:08 am (1)



Avvoltoi delle cartoline, cannibali di buste infrante. Agiscono di soppiatto, nei meandri oscuri del caso, ma li ritrovi su Internet orgogliosi e occhiuti.

Sono i collezionisti di francobolli maledetti, quelli incollati sulle buste che non arriveranno mai a destinazione. In gergo si dice crash covers, lettere sopravvissute ai disastri aerei, e c’è un fiorente mercato filatelico che le raccoglie e rivende. E si capisce: quel francobollo superstite in mezzo a tanta distruzione è un reperto unico, irriproducibile. Una testimonianza incredibile della storia travolta dalla storia, e se poi è macchiato di sangue -immagino- “vale” anche di più. Ferocia dell’innocenza di una lettera mai arrivata.

Una caccia sfrenata all’ultimo francobollo si è naturalmente aperta dentro lo squarcio dell’Undici settembre, ai piedi degli aerei esplosi sulle due torri. Erano partiti da Boston e portavano messaggi di vita quotidiana dal Massachussetts alla California, due sacchi pieni di piccole cose. Sono passati otto anni, ma ogni tanto affiorano ancora, come raccontano i giornali, lettere scampate ai rottami.

C’era un invito a un matrimonio spedito da Cape Neddick a Los Angeles. Un uomo l’ha trovato in strada poco dopo lo schianto e l’ha rispedito – da Londra – ai mittenti. E chissà se poi si sono sposati, quel giorno.

C’era la lettera di un abitante di Chelmsford che scriveva agli zii in California, e forse conteneva la foto di un nipotino.

Sarebbe bello mettere insieme, e conservarle in un museo della Vita, queste lettere di un giorno qualunque sopravvissute a un giorno epocale.

Tutte insieme, fatture e cedole commerciali, inviti e depliant pubblicitari, moduli postali e biglietti di condoglianze, buoni per il supermercato e tessere omaggio, cartoline di auguri e di saluti, a raccontare brandelli di vita ordinaria, quotidiana. A ricordarci che proprio questa vita, quella più elementare degli atti di ogni giorno , uguale per tutti e spesso noiosa, può essere schiantata in un attimo. Dalla follia, da un progetto o dal caso. Ed è per questo che non è banale, nè ovvia. E’ preziosa.


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