Brioche quaresimali e cibo senza colpa
“In questo panificio brioche senza latte e senza uova”. Il cartello è laconico, ma non isolato. Gli rispondono virtualmente, disseminati fra supermercati, gelaterie e alimentari, cento altri avvisi piazzati ad hoc a ispirare voglie quaresimali . Ai “Gelati senza zucchero”ammiccano i Dolci senza latte, nonché il Pane senza lievito, o senza sale, e le “Pizze senza glutine” ma anche senza formaggio e senza frumento.
Fino a poco tempo fa, i biscotti più appetitosi recitavano trionfalmente sul pacco “Più uova ! Più latte”, per stuzzicare (anche) i sani progetti alimentari delle mamme. E le merendine più amate e più pubblicizzate erano quelle che grondavano cioccolata e latte persino dal televisore, a sollecitare la salivazione dei pargoli intontiti sul divano. E c’era il tonno reso più accattivante dalla scritta “ con doppio olio”, come le tortine impreziosite dall’”aggiunta di marmellata”.
E adesso? Beh, guardatevi intorno. I marchi più vincenti puntano sul meno, magnificano quello che hanno tolto dai loro alimenti: meno latte!, meno zucchero!, meno uova ! Siamo tutti un po’ allergici, è vero e provato, ma siamo anche diventati maniaci. L’ossessione di dieta e salubrità ci rende smarriti e timorosi. Persino l’amata e rassicurante insalata, da quando è esploso il cetriolo spagnolo, la guardiamo con altri occhi. La lavi e non basta, la guardi e sospetti.
D’altro canto, non siamo quello che mangiamo? Ad esempio, le radiazioni nucleari del Giappone. Avvelenano l’acqua, e non solo i pesci ma anche quella che irriga i campi, dunque le coltivazioni, e dunque gli animali che al pascolo mangiano l’erba dei campi infetti, che contribuiranno a infettare con le loro deiezioni, che a loro volta, come concime ritornano in circuito. Nei corpi cotti degli animali, ovvero nel nostro stomaco.
La salvezza sarà il cibo ricostruito in laboratorio, da un’industria asettica e incontaminata ? Andremo a cercare, e a stringerla beati, la bottiglia con l’etichetta Succo di frutta senza frutta aggiunta?
