Se il sorriso abbonda nella bocca dei saggi
Gesù rideva, qualche volta ? Da poco abbiamo appreso che amava bere e mangiare in gruppo, ma ridere ?
Una cosa bella dell’estate è questa, che all’improvviso giornali e commensali si imbarcano in temi inusuali, non corrosi dall’attualità. (L’attualità in se stessa, d’altronde, fuori dal fascino morboso attribuito dai media, non è profondamente piatta e noiosa?).
Ma torniamo alla risata biblica. Il Dio del Vecchio testamento, ad esempio, è vagamente truce e vendicativo, troppo possente per abbandonarsi al riso. Nella Bibbia il tema c’è, ma in modo ambiguo. Nell’Ecclesiaste 8: 15 è scritto : “Allora raccomandai la gaiezza, perché per un uomo non c’è nulla di meglio sotto il sole che mangiare e bere e rallegrarsi”. Ok. Ma poi l’Ecclesiaste 7:3-4 cambia tono : “Il dolore è meglio del riso, perché il cuore è reso più nobile dalla tristezza del decoro. L’anima del saggio riposa nella casa del lamento, mentre quella degli stolti dimora in quella della gaiezza”.
Da qui al “riso che abbonda nella bocca degli scemi “ il passo è breve, tramandato nei secoli, del resto, dall’amara sorte della cicala che se la spassa allegra – e dunque muore ! - mentre la formica sgobba e suda. Fino a pochi decenni fa ridere appariva volgare, e se proprio non ti potevi esimere, doveva essere una risata senza audio, muta e contenuta. Avete presente la faccia dei commensali alla tavola del Gattopardo, quando Angelica prorompe in quella risata poco principesca? Per le donne, poi, ridere era come fumare, nuotare o guidare : gesto scostumato, esattamente comparabile a un messaggio erotico.
E’ recente, lo sdoganamento della risata e del sorriso aperto, con tutto il business odontoiatrico e le campagne a favore del sorriso. Impensabile, fino a quindici anni fa, il ricorso di massa agli apparecchi per i denti non solo per i fanciulli, ma per i quarantenni. Chissà, forse il passaggio da atto vergognoso ad atto condiviso è avvenuto con la tv. Con la risata registrata.
