I nuovi mendicanti modello take away
Sei seduto sul treno. Lui si avvicina veloce e felpato, e senza nemmeno guardarti ti lascia un biglietto sul tavolino aperto, o sul sedile. Lui può essere anche lei, stavolta è un uomo sui quaranta, con un grosso zaino e pantaloni logori, ma ieri era una ragazza nera col turbante. Vengono e vanno sul treno, pronti a salire e a scendere con un mucchio di biglietti in mano, scritti al computer. C’è scritto “Sono povero e ho due figli, dammi qualcosa e Dio ti ricompenserà.”. Oppure c’è una foto di bambino: “Mia figlia di due anni ha la leucemia e non ho i soldi per curarla. Aiutami in nome del Signore”.
Non danno gadget assieme al biglietto, come da tempo fanno i giovani sordomuti nei ristoranti, e il giro è rapidissimo. E’ il nuovo accattonaggio take away. Prendi in fretta e porta via. Alle forme lente e stanziali di una volta, legate all’immagine storica del mendicante immobile seduto a terra, con la mano aperta e il cartello ai piedi con la microstoria della sua vita, si sovrappongono nuove espressioni, e non solo perché cambiano i nostri modelli di comunicazione, ma perché cambiano i poveri, sempre di più anche nelle fasce più alfabetizzate.
Dovendo scegliere un luogo fisso, il mendicante non sta più sulla soglia di una chiesa, e non solo perché le chiese si sono svuotate, ma si siede all’ingresso del supermercato, nuovo tempio a tutti gli effetti. Se prima infatti poteva far leva sul bisogno di perdono e di grazia del fedele che andava a Messa, oggi in tempi iper-laicizzati stuzzica invece il senso di colpa del consumatore, che riempie il carrello indifferente sotto gli occhi dei poveri che restano fuori.
Solo che tutti andiamo di corsa, in città. Forse è per questo che i nuovi mendicanti vanno sui treni, dove sei fermo e non puoi scappare. I viaggiatori non danno quasi nulla, ma a volte usano quel biglietto per scriverci qualche appunto. Sarà per questo che c’è scritto Restituite questo foglietto, per favore.
