Il nuovo viaggio “Scatta e manda”

agosto 8, 2011 at 10:53 am (Senza categoria)

Sei in viaggio o  vaghi per la tua città, turista per caso o  per disegno ? Scatta  e manda. All’amico ? Ancora meglio : al web. I  siti on line dei quotidiani lanciano appelli e promesse : fotografate la vostra città e spedite gli scatti alla redazione. Saranno giudicati da una giuria, e pubblicati, commentati, premiati nonché votati dal pubblico.

La didascalia invisibile praticamente dice questo : non esisti se non vai sul web,  e il tuo viaggio non conta niente se non sei votato. Di più. Forse non sei nemmeno partito, e tutte quelle cose , i monumenti, i volti, quel colombo immobile sulla statua e quel gelato fantastico forse non li hai visti,  se non li hai messi sul web.

Non ce ne siamo accorti, é successo lentamente. Ma è Internet a garantire che ci siamo. Che ci rassicura ogni giorno sulla nostra esistenza, visibilità. A certificare il nostro status di esistenza in vita.

Abbiamo bisogno di farlo sapere : siamo qui, sto facendo questo. Lo testimoniamo in milioni tutto il giorno su Facebook, centellinando continuamente il nostro “stato” : “il primo bagno, l’acqua è fantastica” , “l’aria condizionata è guasta, aiuto!”.

Lo facciamo sui cellulari, appesi a quel filo di umanità cordless che ci tiene avvinti. “Sono in fila al viale Africa, tu dove sei?”. “Io sono al supermercato, tu hai visto la mia mail?”.

Bisogno di comunicazione, certo. Ma soprattutto di “comunicarsi”. Dirsi, mostrarsi, commentare. Lo facciamo nei blog, nei forum, sui quotidiani on line.  Dire la nostra,  giudicare, votare.  Ci invitano a farlo, d’altronde. Votiamo le notizie pubblicate,  le immagini, i programmi in Tv, polemizziamo e plaudiamo, litighiamo fra utenti. Insomma un’orgia di democrazia che non risparmia nessuno. Ok, è anche giusto. Ma ti chiedi come mai questa furia democratica di partecipazione, questa volontà di esserci e di pronunciarci è più forte nel web che nella vita reale. Dove spesso subiamo in silenzio,  da italiani afasici, offesi, demotivati.

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La mente maschile curata dalle donne

agosto 7, 2011 at 5:39 pm (Senza categoria)

Margherita Buy , sul set esperta psicoanalista, scuote la testa accorata e guarda il paziente . “Lei soffre – gli dice- di deficit di accudimento !”. Il paziente è addirittura un mancato Papa, perché siamo nel film di Moretti, Habemus papam, ma il punto non è questo. Il fatto è –uomini tremate – che questo repertorio di maternalità più o meno gradita sarà sempre più presente nelle terapie. Prepariamoci : gli psicologi, psicoterapeuti e analisti domani saranno praticamente tutte donne. Già oggi le psicologhe sotto i ternt’anni sono il 94 per cento dei professionisti, e tra vent’anni si potrà dire davvero che la psiche è femmina.

Com’è successo tutto questo ? Innanzitutto, fuor di poesia, si tratta  di scelte di campo, giacché gli uomini, come ieri accadeva per gli studi umanistici, disertano le facoltà di psicologia ritenendole carenti di sbocchi e preferiscono oggi mestieri più redditizi come l’avvocato, il dentista, il dietologo o chirurgo plastico, sostenendo per colmo di beffa che attenuando le rughe spiani anche l’anima. (!) Di fatto, si apre per tutti, pazienti e studiosi , una nuova fase di cura della mente. Irromperà nelle terapie una maggiore empatia, un’intelligenza emotiva più forte e flessibile ? Saranno decolpevolizzati i mitici complessi di colpa delle madri che lavorano molto e non  stanno abbastanza coi figli,  li mettono al mondo tardi, e mai più d’uno in totale? Gli occhi delle donne femminilizzeranno la mappa della psiche, ancora presidiata e lottizzata dal pensiero (maschilista) freudiano?

Comunque sia, si apre una nuova era anche per i pazienti maschi. Non sarà semplice, sulle prime,  confessare le proprie ossessioni erotiche o le ansie di inadeguatezza sessuale a una donna che ascolta e prende nota.

Tranne che, tanto per cambiare,  la si veda come una grande mamma.

Il che ci farebbe precipitare nel solito gorgo ancestrale, così caro e rassicurante per gli uomini. Speriamo di no, altro che nuova fase !

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Aiuto, ritornano i Neoromantici

agosto 5, 2011 at 8:57 am (Senza categoria)

I primi sono Giulietta e Romeo, famosi in tutto il mondo col loro (falso) balcone più fotografato nel mondo. La seconda coppia sono Abelardo ed Eloisa, la terza Shah Jahan con l’Arjumand Banu Begum, alla cui memoria è dedicato il fastoso Taj Mahal.

Sono le prime tre coppie dell’ultima hit parade pubblicata in America a proposito degli amori più grandi. E sin qui ok. Volete sapere la quarta?

Miss Piggy per Kermit il ranocchio, peraltro passione sbilanciata. Mentre la quinta , per fortuna, ha dimensioni letterarie: Elisabeth Barrett Browning e il poeta Robert Browning, amore contrastato in famiglia e vissuto felicemente in Italia. Poi ecco i celebri Tristano e Isotta, e persino Rossella O Hara e Rhett, amanti amati (dal pubblico) ma mai esistiti.

Ma gli americani, oggi più che mai, non sottilizzano fra il reale e il non, favole illustrate e favole reali – nel senso delle famiglie reali. Infatti ottavi si piazzano Cenerentola e il principe Azzurro, seguiti da Lancillotto con Ginevra, e finalmente i nostri Dante e Beatrice se non amati sicuramente ancora frequentati tra temi in classe e interrogazioni programmate.

Soliti vizi (e vezzi) da americani, la mania delle classifiche e l’ossessione dell’amore eterno ? Vi sbagliate. La cerimonia di William e Kate è stata seguita da tre miliardi di persone nel mondo, e la graduatoria proposta on line da Saviano agli italiani ha visto tra le cose più importanti della vita “l’amore”.

Gli osservatori certificano : c’è un rialzo della pressione amorosa. Saltano i matrimoni ma s’impennano i film d’amore, se ne occupano i filosofi e ci si fanno convegni. Persino i vampiri  fanno a gara per innamorarsi, nei sempre più numerosi libri in cui compaiono giorno e notte.

Lo chiamano Neoromanticismo e , a riprova, citano la poeticizzazione persino dei film pornografici.  Sarà. Comunque sia, il sito erotico per donne più popolare in America è centrato sulla versione ardita  dei romanzi alla Jane Austen.

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I nuovi mendicanti modello take away

agosto 3, 2011 at 4:04 pm (Senza categoria)

Sei seduto sul treno.  Lui si avvicina veloce e felpato, e senza nemmeno guardarti  ti lascia un biglietto sul tavolino aperto, o sul sedile. Lui può essere anche lei, stavolta è un uomo sui quaranta, con un grosso zaino e pantaloni logori,  ma ieri era una ragazza nera col turbante. Vengono e vanno sul treno, pronti a salire e a scendere con un mucchio di biglietti in mano, scritti al computer. C’è scritto “Sono povero e ho due figli, dammi qualcosa e Dio ti ricompenserà.”. Oppure c’è una foto di bambino: “Mia figlia di due anni ha la leucemia e non ho i soldi per curarla. Aiutami in nome del Signore”.

Non danno gadget assieme al biglietto, come da tempo fanno i giovani sordomuti nei ristoranti, e il giro è rapidissimo. E’ il nuovo accattonaggio take away.  Prendi in fretta e porta via.  Alle forme lente e stanziali di una volta, legate all’immagine storica del mendicante immobile seduto a terra, con la mano aperta e il cartello ai piedi con la microstoria della sua vita, si sovrappongono nuove espressioni, e non solo perché cambiano i nostri modelli di comunicazione, ma perché cambiano i poveri, sempre di più anche nelle fasce più alfabetizzate.

Dovendo scegliere un luogo fisso, il mendicante non sta più sulla soglia di una chiesa, e non solo perché le chiese si sono svuotate,  ma si siede all’ingresso del supermercato, nuovo tempio a tutti gli effetti. Se prima infatti poteva far leva sul bisogno di perdono e di grazia del fedele che andava a Messa, oggi in tempi iper-laicizzati stuzzica invece il senso di colpa del consumatore, che riempie il carrello indifferente sotto gli occhi dei poveri che restano fuori.

Solo che tutti andiamo di corsa, in città. Forse è per questo che i nuovi mendicanti vanno sui treni, dove sei fermo e non puoi scappare. I  viaggiatori non danno quasi nulla, ma a volte usano quel biglietto per scriverci qualche appunto. Sarà per questo che c’è scritto Restituite questo foglietto, per favore.

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Se il sorriso abbonda nella bocca dei saggi

agosto 1, 2011 at 2:12 pm (Senza categoria)

Gesù rideva, qualche volta ? Da poco abbiamo appreso  che  amava bere e mangiare in gruppo,  ma ridere ?

Una cosa bella dell’estate è questa, che all’improvviso giornali e commensali si imbarcano in temi inusuali, non corrosi dall’attualità. (L’attualità in se stessa, d’altronde, fuori dal fascino morboso attribuito dai media, non è profondamente piatta e noiosa?).

Ma torniamo alla risata biblica. Il Dio del Vecchio testamento, ad esempio, è vagamente truce e vendicativo, troppo possente per abbandonarsi al riso. Nella Bibbia il tema c’è,  ma in modo ambiguo.  Nell’Ecclesiaste 8: 15 è scritto : “Allora raccomandai la gaiezza, perché per un uomo non c’è nulla di meglio sotto il sole che mangiare e bere e rallegrarsi”. Ok. Ma poi  l’Ecclesiaste 7:3-4   cambia tono : “Il dolore è meglio del riso, perché il cuore è reso più nobile dalla tristezza del decoro. L’anima del saggio riposa nella casa del lamento, mentre quella degli stolti dimora in quella della gaiezza”.

Da qui al “riso che abbonda nella bocca degli scemi “ il passo è breve, tramandato nei secoli, del resto, dall’amara sorte della cicala che se la spassa allegra – e dunque muore ! –  mentre la formica sgobba e suda. Fino a pochi decenni fa ridere appariva volgare, e se proprio  non ti potevi esimere, doveva essere una risata senza audio, muta e contenuta. Avete presente la faccia dei commensali alla tavola del Gattopardo, quando Angelica prorompe in quella risata poco principesca? Per le donne, poi, ridere era come fumare, nuotare o guidare : gesto scostumato, esattamente comparabile a un messaggio erotico.

E’ recente, lo sdoganamento della risata e del sorriso aperto, con tutto il business odontoiatrico e le campagne a favore del sorriso. Impensabile, fino a quindici anni fa, il ricorso di massa agli apparecchi per i denti non solo per i fanciulli, ma per i quarantenni.  Chissà, forse il passaggio da atto  vergognoso ad atto condiviso è avvenuto con la tv. Con la risata registrata.

 

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Brioche quaresimali e cibo senza colpa

luglio 31, 2011 at 8:34 am (Senza categoria)

“In questo panificio  brioche senza latte e senza uova”. Il cartello è laconico, ma non isolato. Gli rispondono virtualmente, disseminati fra supermercati, gelaterie e alimentari, cento altri avvisi piazzati ad hoc a ispirare voglie quaresimali . Ai “Gelati senza zucchero”ammiccano i Dolci senza latte, nonché il  Pane senza lievito, o senza sale, e  le “Pizze senza glutine” ma anche senza formaggio e senza frumento.

Fino a poco tempo fa, i biscotti più appetitosi recitavano trionfalmente sul pacco “Più uova ! Più latte”, per stuzzicare (anche) i sani progetti alimentari delle mamme. E le merendine più  amate e più pubblicizzate erano quelle che grondavano cioccolata e latte persino dal televisore, a sollecitare la salivazione dei pargoli intontiti sul divano. E c’era il tonno reso più accattivante dalla scritta “ con doppio olio”, come le tortine impreziosite dall’”aggiunta di marmellata”.

E adesso?  Beh, guardatevi intorno. I marchi  più vincenti puntano sul meno, magnificano quello che hanno tolto dai loro alimenti: meno latte!, meno zucchero!, meno uova  ! Siamo tutti un po’ allergici, è vero e provato, ma siamo anche diventati maniaci. L’ossessione di dieta e salubrità ci rende smarriti e timorosi. Persino l’amata e rassicurante insalata, da quando è esploso il cetriolo spagnolo, la guardiamo con altri occhi. La lavi e non basta, la guardi e sospetti.

D’altro canto, non siamo quello che mangiamo? Ad esempio, le radiazioni nucleari del Giappone. Avvelenano l’acqua, e non solo i pesci ma anche quella  che irriga i campi, dunque le coltivazioni,  e dunque  gli animali che al pascolo mangiano l’erba dei campi infetti, che contribuiranno a infettare con le loro deiezioni, che a loro volta, come concime ritornano in circuito. Nei corpi cotti degli animali,  ovvero nel nostro stomaco.

La salvezza sarà il cibo ricostruito in laboratorio, da  un’industria asettica e incontaminata ?  Andremo a cercare, e a stringerla beati,  la bottiglia con l’etichetta  Succo di frutta senza frutta aggiunta?

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Se parla il foulard cucito dalle schiave

luglio 30, 2011 at 3:47 pm (Senza categoria)

Una specie di mongolfiera. Ai carabinieri la scena deve essere apparsa surreale: una stanza piena di foulard, coloratissima e aerea. Magica? No, assolutamente tragica. In quella stanza hanno lavorato tre anni, schiavizzate da loro connazionali, tre donne cinesi sui 45 anni, 17 ore al giorno, dalle 9 del mattino alle due di notte, con tre intervalli di un quarto d’ora l’uno per mangiare. Per cucire foulard. Tutto incluso nel pacchetto-prigione, anche lo spazio per dormire: un giaciglio nello stanzino attiguo al laboratorio.

In media guadagnavano 3 centesimi a foulard, un euro e quaranta all’ora. Venti postazioni, con macchine da cucire e telai, per ottimizzare al massimo spazio e funzioni.

Succede a Milano, in una traversa di via Padova. Un”laboratorio” di stampo pre-industriale,  pre-sindacale, trapiantato nella   capitale della moda e dell’efficienza. Il “ritmo” lavorativo e l’organizzazione full- time, con zuppe  e pernottamento nel luogo di lavoro, per evitare “sprechi di tempo”, del resto è stato importato direttamente dalla Cina depressa, a opera di tre cinesi “regolari” e adesso denunciati per sfruttamento dell’immigrazione e mano d’opera clandestina.

Sono state le tre donne, finalmente, a denunciare lo sfruttamento, ma quante schiave dei foulard e dei jeans sono piegate in questo momento sulla macchina da cucire dentro una stanza segreta nelle nostre città ? Ecco cosa c’è dietro quei vestiti colorati di 6 euro, dove già il tessuto di cotone  e la cerniera valgono più di 6 euro, ecco perché quei foulard di viscosa, ricamati o coperti di perline, venduti al mercato o in certi negozi cinesi costano al pubblico, inverosimilmente,  solo due euro. Sono i foulard realizzati da mani leggere e veloci pagate un euro e quaranta all’ora, sono ricami curati da occhi sequestrati  per restare in azione 17 ore al giorno.  Quando li vedete esposti al mercato, come festoni giocosi, guardateli quei foulard,  e tutta la storia nascosta nella trama.

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Il volante vietato in nome di Allah

giugno 6, 2011 at 6:13 pm (Senza categoria)

Arrestata in Arabia Saudita perché al volante di un’auto. Rubata ? No, il reato è un altro :  Manal Sharif è una donna, e nel suo Paese è vietato alla donne guidare.   Manal lo sapeva, naturalmente, ma lo ha fatto come gesto politico,  filmando la scena e diffondendola su You Tube  per promuovere una battaglia per l’elementare diritto di mobilità. A noi sembra folle e  inaccettabile, ma è così : il divieto , che obbliga le donne a muoversi con autista o parenti accompagnatori, di fatto non solo riduce l’autonomia delle donne, ma consente di tenerle sotto controllo. Come se non bastasse, secondo le ultime denunce c’è un alto rischio di violenze in auto da parte dei tassisti.

Grazie a Internet,  strumento impareggiabile per le rivendicazioni in tutti i paesi a basso tasso di libertà, la protesta delle donne si era già diffusa e  organizzata intorno a  una  manifestazione indetta per  il 17 giugno, ed è questo  che  è costato il carcere a Manal.  E non solo.  Liberata dopo nove giorni grazie alla cauzione, l’attivista  ha firmato un comunicato raggelante in cui si dichiara pentita delle sue azioni e assicura che non proverà più a guidare, ma  seguirà solo Allah e il suo Paese. Dichiarazioni – è evidente – estorte in qualche modo. Tant’è. Le donne non demordono, e come dicono sul web, il 17 giugno marceranno al volante in un corteo forse unico nella storia.

On line è possibile guardare un video- manifesto della battaglia. Accompagnati da una canzone araba, seguiamo il percorso di una donna in auto col suo bambino.  Vediamo le sue mani strette al volante,  la strada lunga e vuota,  una rosa poggiata su un libro,  un grosso peluche nel cofano. Poi il bambino che sorride.  Nulla che suoni  minimamente come una minaccia al sistema sociale, tuttaltro.  Eccola,  la donna,  si intravede il velo nero.  Tutta coperta, la testa, il viso. Vedi solo gli occhiali,  stranamente sospesi sul velo, quasi in bilico su quel viso cancellato. Sembra un fantasma che guida.

 

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Il boom degli assalti che corre nel mondo

giugno 5, 2011 at 10:37 am (Senza categoria)

La parola chiave è “assalto”.  Ho appena concluso una  traversata  mattutina  on line,  e mi hanno colpito la quantità di assalti.  Attenti a uscire da casa.

L’assalto più insolito e al limite del fiabesco,  è accaduto a Nashville, in Tennessee. Un  plotone di cicale, migliaia,  si sono date convegno sulla parete di un palazzo di sei piani, e non la smettono più, naturalmente, di dare fiato agli strumenti.  Nashville  è  la culla della musica country,  come sfuggire alla tentazione ? Su Google trovi il video del concerto, e francamente  è peggio di una complilation  di Sanremo.

Assalto anomalo  a Pognano , in provincia di Bergamo contro il mobilificio Aiazzone.   Oltre duecento si sono raccolti coi furgoni e hanno svuotato il grande negozio (mobili,  oggetti ma anche pavimenti e strutture ) per auto-risarcimento dei danni subiti. Si tratta infatti di clienti che non hanno mai ricevuto la merce pagata, e dipendenti che da mesi non hanno stipendi : insomma, un’azione fai-da-te  tra  Robin Hood e Proudhon,  ispirata a un’idea di redistribuzione equa (e solidale) del  reddito & maltolto.

E poi gli assalti virtuali.   Non hanno preso mobili, divani e lampade, ma  beni ugualmente seri.  E penso ai pirati informatici che si sono introdotti nel sito della SonyPictures.com  e  hanno razziato più di un milione di dati personali degli utenti, tra cui parole chiave, indirizzi di mail e date di nascita.

E   che ne dite dell’assalto, stavolta di ben  13.000 corpi,  cioè  le persone che  si sono presentate al concorso  indetto dall’Istat  per 115 soggetti ?   In ballo, l’assunzione  a tempo indeterminato di impiegati di sesto livello, mille e quattrocento euro al mese. Altro che analisi di sociologi contriti : questo è il fotogramma del nostro bisogno di lavoro.

Stavo per chiudere con “l’assalto” del batterio dell’Escherichia coli, ma poi diventa pesante. Buona giornata.

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Non c’è pace tra gli ulivi e nemmeno tra le lattughe

giugno 4, 2011 at 8:26 am (Senza categoria)

Povero cetriolo, incriminato e  vilipeso. Dopo la campagna intimidatoria è ritornato in libertà come Misseri, anche se insomma vigilata.   Tant’è:  visto che secondo la commissione Europea  non   trasporta il  batterio Eceh, potete rimetterlo nell’insalata (il cetriolo spagnolo,  non Misseri) o sugli occhi chiusi, a rinfrescarli .

L’allarme s’innalza invece adesso per le verdure, per la serie Non c’è pace tra gli ulivi (e nemmeno tra lattughe, pomodori e affini). La Russia ha infatti vietato l’importazione da tutti paesi dell’Unione europea di verdure e ortaggi freschi, in quanto indiziati come vettori del famigerato batterio killer ,  E. coli enteromorragico, che in Germania ha già ucciso 16 persone e contaminato due viaggiatori. Quasi tutte donne, le vittime. Siamo più soggette al virus o forse più ghiotte (notoriamente) di verdure ?

Ebbene sì. Era da un po’ che non li incontravamo in giro, questi virus alieni pronti a ghermirti sotto il tovagliolo,  con queste sigle da 007, e infatti in gergo l’ultimo si chiama E. Coli 0104.   Macché, ci risiamo, riecco il carrello  agitato.  Ricordate gli anatemi e le insidie della mucca con disagio mentale (irrispettosamente detta mucca pazza), delle carni aviarie disastrate,  delle capre dalla lingua blu (erano capre ?),  dei suini  portatori (insani) di influenza,  del latte infetto dei cinesi,  dell’acqua avvelenata in bottiglia,  delle bufale campane e sospette, dei pomodorini tossici e infidi ? E che dire della sindrome del cibo cinese contaminato, che mandò in agonia più che altro i ristoranti cinesi di tutta Italia ? E chi può più mangiare con ascetica goduria sushi,  yakitori e  tempura  dopo l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima ?

In sintesi, visto che stavolta noi donne siamo le più a rischio, e poi si avvicina l’estate, per non sbagliare mettiamoci a dieta , possibilmente dopo aver piantato la lattuga nelle aiuole del condominio .

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